Dicembre - Astrocalina

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Dicembre

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India su Marte

Il 5 Novembre l'India è riuscita a lanciare con successo la sua prima missione interplanetaria! Il razzo Polar Satellite Launch Vehicle ha portato in orbita terrestre la sonda Mars Orbiter Mission. Dopo alcune prime orbite intorno al nostro pianeta, la sonda il 2 Dicembre ha iniziato il suo lungo viaggio verso Marte, aprendo così la strada verso una nuova era nell'industria spaziale Indiana, asiatica e persino umana, grazie all'ampliarsi sempre maggiore della capacità di esplorare lo spazio, esclusiva fino a poco tempo fa di pochissime super-potenze. Il lancio avviene ad appena 5 anni dall'altro storico lancio, della missione Mangalayaan, che ha orbitato per anni la Luna, scoprendo anche tracce di ghiaccio d'acqua in abbondanza!  La tecnologia a bordo è frutto di una lunga storia di sviluppo tutta interna al paese asiatico, passata nel tempo attraverso vari satelliti costruiti dall'India, e messi ora insieme in questo nuovo prodotto d'avanguardia tecnologica, che ha battuto molti record sia per i cortissimi tempi di sviluppo (appena 1 anno e mezzo circa) che per i costi estremamente bassi (intorno a 69 milioni di dollari). Il razzo ha impiegato pochi minuti per spedire perfettamente la sonda in orbita dove resterà per le prime orbite, che diventeranno man mano sempre più esterne, fino a lasciare definitivamente la Terra. Sono state effettuate un totale di 6 manovre per uscire dall'orbita terrestre, ed ora è entrata nel vivo di un viaggio di 10 mesi che la porterà all'inserimento in orbita marziana il 24 Settembre 2014. L'orbita particolarmente ellittica in cui si andrà ad inserire (365 km x 80.000 km) permetterà alla sonda di fare esami molto interessanti da vicino a Marte ma anche di studiare il pianeta nel suo contesto globale, da lontano.






La cometa ISON non ce l’ha fatta

La cometa ISON non è riuscita a resistere allo stress gravitazionale e all’arrostimento di un passaggio così radente al Sole  di circa 2.000.000 di km che hanno portato le sue temperature superficiali a 2700 °C. Dopo pochi giorni dal perielio si è infatti dissolta, e apparentemente nulla sembra essere rimasto del suo nucleo. Ora l’attesa è per il 12 di Gennaio data nella quale il nostro pianeta dovrebbe transitare nella sua orbita ed entrare in una zona ricca di detriti lasciati dal passaggio della cometa, e dovremmo poter assistere ad una pioggia di meteoriti molto intensa.




LADEE

E’ iniziata il 6 settembre la nuova missione della NASA  per lo studio dell’atmosfera  lunare. L’agenzia spaziale statunitense ha lanciato la nuova sonda Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer (LADEE). La nuova sonda si aggiunge alla collezione di missioni che negli anni hanno avuto come obiettivo la Luna, tra cui le più recenti GRAIL e LRO, sonde che però si sono dedicate alla superficie e all’interno del satellite terrestre. LADEE avrà il compito di studiare nel dettaglio, invece, come mai prima d’ora, le polveri di regolite che compongono la sottile atmosfera lunare e le condizioni atmosferiche vicino la superficie. Il piccolo orbiter (dal peso massimo di 383 kg) avrà a bordo tre diversi strumenti per scoprire tutti i segreti dell’atmosfera della Luna: uno spettrometro di massa neutra, un rivelatore di polvere e uno spettrometro ultravioletto/visibile. A bordo verrà montata anche un dimostratore tecnologico: il Lunar laser Communication Demonstration, che preparerà la strada per la prossima missione su Marte nel 2020.
LADEE porta con sé anche un nuovo sistema di comunicazione che si basa su un raggio laser capace di trasmettere ad una velocità di  Seicentoventidue Megabit al secondo in download, e 20 al secondo in upload .  L’esperimento vuole aprire la strada a una nuova tecnica di comunicazione con le sonde interplanetarie. Ad oggi si usano le onde radio per inviare e ricevere dati alle sonde. Ma più aumenta la distanza, più è necessario aumentare la potenza del segnale, e le dimensioni delle antenne usate per ricevere dati a Terra. Voyager 1, ormai fuori dalla spazio interstellare, viene "ascoltato" da un’antenna di ben 70 metri di diametro. L’uso di impulsi di luce laser, cioè di un raggio di luce concentrato e "coerente", sulla carta consente di riuscire a dirigere quel raggio con precisione su un ricevitore posto a una distanza enorme: in questo caso erano 380 mila chilometri dalla Terra, e parliamo "solo" della Luna che è il corpo celeste più vicino a noi. Basta che il raggio laser cada qualche centimetro più in qua o più in là e la comunicazione cade. Il ricevitore posto su LADEE pesa la metà di un ricevitore radio tradizionale e usa un quarto dell’energia in meno. I prossimi test dovranno stabilire quanto il sistema regga anche quando utilizzato durante il giorno (finora tutti i test sono stati condotti di notte), e come migliorare la sua efficienza quando la Luna è bassa sull’orizzonte, costringendo il segnale ad attraversare una parte maggiore di atmosfera terrestre, che introduce interferenze. LLCD è solo il precursore di un futuro progetto più ambizioso, il Laser Communications Relay Demonstration, che verrà lanciato nel 2017 e dovrà aprire la strada a un utilizzo in grande stile delle comunicazioni laser per le sonde interplanetarie.

Titano

Per una combinazione fortunata di eventi la sonda Cassini è riuscita a realizzare queste rare e straordinarie immagini: il tempo eccezionalmente buono, il Sole sopra al polo Nord della luna e un percorso orbitale che ha messo la sonda nella migliore posizione possibile. Dalle immagini è possibile notare i mari e laghi di metano liquido ed etano proprio in cima alla luna (al polo Sud i radar non hanno rilevato grandi formazioni di idrocarburi allo stato liquido). I nuovi dati raccolti dalla sonda sono importanti per i ricercatori, soprattutto nell’ambito dello studio della formazione dei laghi e del ciclo “idrologico” di Titano, simile a quello della Terra (con l’unica eccezione che non si parla di acqua bensì di idrocarburi). Gli scienziati li hanno studiati con il radar della sonda Cassini, capace di penetrare la densa atmosfera, ma finora, lo spettrometro di mappatura visiva ed infrarossa VIMS e le fotocamere di bordo avevano potuto riprendere solo viste oblique e lontane. Le ultime immagini raccolte sono il frutto di due recenti flyby fortunati. La luce del Sole ha iniziato a insidiarsi nel buio invernale che avvolgeva il polo nord di Titano all’arrivo di Cassini nel sistema di Saturno nove anni fa. Con l’arrivo dell’estate nell’emisfero settentrionale è sparita anche una densa cappa di “nebbia” che bloccava la visuale di Cassini.  




 
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