Gennaio - Astrocalina

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Gennaio

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Cerere

Le famose zone ad alta riflettività sul pianeta nano sembrano essere fatte di sali con aggiunta di materiale roccioso e ghiaccio d'acqua. La foto riportata è una sovrapposizione di dati ottenuti in luce ottica e nel vicino infrarosso e mostra il Cratere Occator, grande 90 km in diametro, casa delle più grandi e celebri di queste oltre 130 macchie presenti sul pianeta. 
Ogni volta che queste zone sono esposte al Sole, parte del materiale ricco di ghiaccio d'acqua sublima e solleva anche un po' di polvere, creando un alone sopra il cratere, che poi la notte si riposa sulla superficie. Questo potrebbe essere il segnale che il telescopio europeo Herschel aveva scambiato per possibili geyser. 
Insieme ai sali è stata scoperta anche la presenza di complesse argille ricche di ammoniaca. 
E' affascinante perché l'ammoniaca è tipicamente presente molto nelle regioni esterne del Sistema Solare, specialmente oltre Nettuno. Cerere potrebbe essersi formato da quelle parti per poi finire qui durante la migrazione planetaria. Altrimenti, potrebbe trattarsi di depositi che si sono formati quando sono arrivati qui dalle regioni esterne del Sistema Solare, diverse comete e asteroidi. Il calore latente rimasto nel cuore del pianeta dopo la sua formazione, avrebbe poi fatto il resto. 
Un terzo almeno di Cerere è fatto di ghiaccio d'acqua, ma rimane  ancora da chiarire se sotto la crosta c'è o c'è mai stato un oceano o presenza di laghi di acqua liquida.
Resta comunque uno dei posti più intriganti e misteriosi del Sistema Solare, ed un vero puzzle per i geologi planetari. 
Cerere ci potrà raccontare moltissimo della storia di tutti i pianeti, incluso il nostro.
Mentre la sonda Dawn continua la sua discesa e inizia a fare le prime orbite a 386 km di distanza appena dalla superficie, continuano ad arrivare le foto che ha scattato in precedenza a 1470 km. Una di queste mostra un cratere molto intrigante, con tanti depositi ad alta riflettività, grande circa 6 km in diametro. Questo materiale fresco potrebbe essere molto ricco di ghiaccio d'acqua e potrebbe raccontarci qualcosa di più sulla composizione della crosta e dell'interno di Cerere.
Cometa Catalina

E' stata definitala Cometa di Natale del 2015.
Scoperta nel 2013 dal telescopio automatico del Catalina Observatory, è passata al perielio il 25 Novembre scorso, ed ha raggiunto il punto di massimo avvicinamento alla Terra il 17 Gennaio  passando ad "appena" 108 milioni di km dal nostro pianeta. Non ha mai raggiunto una visibilità ad occhio nudo, ma è stato sempre necessario un binocolo per osservarla, in ogni caso ha prodotto un una bella coda come si può vedere dalla fotografia.
La sua orbita è inclinata di 149° rispetto al piano dell'eclittica, cosa che ci rende sicuri sulle sue origini, la cometa Catalina è partita dalla nube di Oort.

Marte

Spettacolare immagine ottenuta dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, della NASA, dell'interno antichissimo di un cratere di circa 5 km in diametro, situato nelle regioni del Polo Nord del pianeta. Milioni di anni di cicli stagionali e sbalzi di temperature hanno portato ad una fratturazione poligonale della superficie, fino a produrre quasi dei frattali.
Quello sullo sfondo è il Monte Sharp e siamo fra le dune Bagnold, viste in dettaglio in questi giorni, in particolare la duna Namib! Si tratta di dune eoliche attive che sono state viste muoversi anche dalle foto satellitari scattate nel tempo. Migrano a una velocità che si aggira attorno al metro/anno terrestre.
L'analisi di queste dune è utile per capire come si muovono i venti e come trasportano i grani di sabbia in un ambiente con gravità più bassa e atmosfera più rarefatta rispetto alla Terra.
Il lato che stiamo vedendo in questi giorni è quello sottovento, più ripido e con segni di piccoli cedimenti recentissimi della parete di sabbia.


Rientrato con successo il primo stadio Falcon della Space x

Nella missione Orbcomm-2, oltre ad immettere in orbita una flotta di 11 satelliti per telecomunicazioni OG2 dell'azienda Orbcomm, il razzo vettore Falcon 9 nella sua nuova configurazione più potente, Falcon 9 FT (Full Thrust) è riuscito ad effettuare per la prima volta un rientro automatico del 1° stadio del lanciatore (F9S1) sulla terraferma, nel sito denominato SpaceX Landing Complex 1 ospitato nella Cape Canaveral Air Force Station in Florida (ex Space Launch Complex 13). Il lancio è avvenuto alle 02:29 ora Italiana di  Martedì 22 Dicembre.
I due ultimi tentativi avevano visto F9S1 tentare l'atterraggio in un ben preciso punto dell'oceano Atlantico, dove ad aspettarlo vi era la nave robotica  ASDS (Autonomous Spaceport Drone Ship). In entrambi i casi l'atterraggio è stato preciso ma troppo duro, concludendosi con l'esplosione di F9S1.
Adesso F9S1 verrà studiato in dettaglio per analizzarne le condizioni e stabilire come migliorare il Falcon 9 per raggiungere l'obiettivo di far volare nuovamente un 1° stadio ritornato a terra.

Akatsuki

Dopo il lancio nel maggio 2010 Akatsuki - che ha a bordo cinque telecamere, dagli infrarossi agli ultravioletti, per studiare la composizione atmosferica di Venere - era destinata ad entrare nell'orbita di Venere a dicembre dello stesso anno.
Ma un malfunzionamento del motore principale l'aveva spinta di nuovo in orbita attorno al Sole, decretando il fallimento della manovra. Fortunatamente le radiazioni non hanno danneggiato l'equipaggiamento e, dopo aver alleggerito la sonda svuotandola di 65 kg di carburante, gli scienziati giapponesi hanno ritentato l'impresa sfruttando i motori secondari, progettati in origine per piccole correzioni d'assetto della traiettoria.
La rischiosa manovra, durata 20 minuti, ha portato Akatsuki in un'orbita ellittica più estesa e lontana dal pianeta di quanto inizialmente previsto (diverse migliaia di km anziché diverse centinaia); ma la sonda, per i prossimi due anni, dovrebbe essere comunque in grado di portare a termine gran parte dei compiti previsti.
Dopo la fine della missione Venus Express lo scorso dicembre, e con lo schianto programmato della sonda Messenger su Mercurio ad aprile 2015, non c'erano più strumenti a monitorare i pianeti interni (con una

distanza dal Sole minore di quella della Terra). Il successo di Akatsuki risulta dunque essere un'ottima notizia per tutti.


 
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