Luglio - Astrocalina

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Luglio

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Nuovi crateri su Marte

Normalmente pensiamo ai crateri d'impatto come strutture geologicamente molto antiche e generalmente lo sono, data la rarità degli impatti. Ma ogni tanto, qualche asteroide riesce ad arrivare a colpire la superficie. Sulla Terra è più raro per via della più densa atmosfera che ferma molti più frammenti. Su Marte invece capita più spesso, e gli scienziati che usano la sonda Mars Reconnaissance Orbiter, della NASA, ne hanno già trovati diversi esempi negli anni. Ma di tutti, questo che è stato scoperto solo poche settimane fa è sicuramente il più grande e spettacolare. Tutto è iniziato quando uno scienziato ha notato in alcune immagini meteorologiche di Marte, ottenute con la camera MARCI (Mars Color Imager), una macchia scura di 8 km circa, che prima non c'era. Cercando tra le immagini passate, è stato possibile scoprire che la macchia non c'era il 27 Marzo 2012, ma compariva il 28 Marzo 2012. La scoperta è stata fatta il 20 Marzo 2014 e successivamente, nei primi dell'Aprile 2014, la camera HiRISE è stata puntata verso la regione per ottenere una vista in alta risoluzione del nuovo cratere

Non è la prima volta che si intravedono siti di esplosioni grandi su Marte, causate dall'impatto di meteore, ma la fotocamera è stata in grado di mostrare i dettagli più fini della superficie all’interno della zona di impatto. Il più grande dei crateri recenti appare di forma leggermente asimmetrica e misura 49 metri per 44, e costituisce il cratere di nuova formazione più grande mai rilevato fino ad oggi

La Macchia Rossa di Giove si sta rimpicciolendo

All'inizio di quest'anno, alcuni astronomi amatoriali hanno messo in evidenza un sostanziale rimpicciolimento della Grande Macchia Rossa. Il sospetto è diventato certezza grazie alle nuove osservazioni fatte con il telescopio Hubble: le immagini mostrano davvero una notevole diminuzione. La Grande Macchia Rossa non è mai stata così piccola da quando la conosciamo! Sta forse per sparire? Purtroppo è difficile dirlo: nonostante i numerosi studi, ad oggi non riusciamo nemmeno a spiegare come mai non sia già sparita da secoli. Questi fenomeni meteorologici sono estremamente complessi e difficili da riprodurre in maniera fedele attraverso dei modelli. Quello che è certo, è che davvero sta succedendo qualcosa di veramente drammatico. Anni fa si diceva che la macchia era così grande che poteva divorare 3 pianeti Terra. Attualmente riuscirebbe a divorarne una sola. La Grande Macchia Rossa è conosciuta dai tempi delle osservazioni dell'astronomo Cassini, il quale parlò di una tempesta permanente su Giove tra il 1665 ed il 1713. Sappiamo che quindi dura da almeno tre secoli e mezzo. Usando dati ed osservazioni storiche, sappiamo che nel diciannovesimo secolo gli astronomi avevano visto una tempesta del diametro di 41.000 km. Nel 1995 questo si era ridotto a 21.000 km, mentre nel 2009 era sceso a 18.000 km. Attualmente è a 16.500 km e non da segno di fermarsi. Non c'è ancora una certezza sul perché tutto questo stia succedendo e purtroppo non abbiamo una sonda in orbita per fare analisi ravvicinate in diretta. Gli astronomi ipotizzano che forse un fenomeno ancora sconosciuto potrebbe star consumando molta più energia in basso nell'atmosfera, rallentando quindi i venti nell'alto. Le nuvole della Grande Macchia Rossa si trovano a circa 8 km sopra le nuvole principali del pianeta. Nel corso della storia, la Grande Macchia Rossa è diventata uno dei simboli di Giove e del Sistema Solare stesso, per via delle intensità dei suoi venti incredibili e delle sue dimensioni spaventose se paragonate alla Terra. Il tempo di rotazione delle nuvole impiegava un arco di 6 giorni, ma attualmente è diminuito a 4 giorni.
Purtroppo non conosciamo abbastanza il pianeta e come funzionano le sue tempeste e la sua atmosfera per dire se la macchia scomparirà del tutto: è anche possibile che si tratti di diminuzioni cicliche e che tra non molto la tempesta si metta a crescere esponenzialmente, tornando alle dimensioni di prima o anche più grande. Ad ogni modo, sarà sicuramente molto intrigante osservarla nei prossimi anni. La prossima sonda che visiterà il pianeta sarà Juno, della NASA. Attualmente la sonda è già sulla strada e arriverà a destinazione nel 2016. Grazie alla sua orbita polare, in primo luogo sarà la prima a fotografare in dettaglio i poli del pianeta, ma potrà eseguire la sua vera missione: cercare di studiare, misurando il modo in cui viene attirata gravitazionalmente da Giove, l'interno del gigante gassoso, per dirci per la prima volta com'è strutturato all'interno e magari svelarci qualcosa di più sulla relazione tra quello che avviene nelle profondità del pianeta e quello che vediamo all'esterno.

Venus Express

La sonda europea Venus Express, in orbita intorno al pianeta Venere, dopo otto anni di attività le riserve di propellente per mantenere il veicolo spaziale nella sua orbita operativa saranno presto esaurite. Le normali osservazioni scientifiche si sono concluse nel mese di Aprile, ma una nuova finale avventura è stata progettata dai tecnici di missione, qualcosa mai tentato prima d'ora. L'orbita attuale di Venus Express è polare ed ellittica con un periodo di 24 ore, distanza massima di 66.000 km sopra il polo Sud e distanza minima di 250 km al di sopra del polo Nord. Il nuovo compito di Venus Express, mai tentato prima, sarà quello di avventurarsi più in profondità, all'interno dell'atmosfera di Venere. In precedenza erano già state fatte alcune brevi "immersioni", fino a 165 km di altitudine, raggiungendo per breve tempo i sottili strati superiori dell'atmosfera di Venere. Ma in quest'ultima missione di Venus Express si spingerà molto oltre, fino a 130 km e forse anche più in basso, ha dichiarato Patrick Martin, responsabile della missione Venus Express. La manovra che verrà effettuata dalla sonda si chiama aerobraking, e durerà dal 18 Giugno all'11 Luglio. La traduzione Italiana è "Aerofrenaggio" ed è in sostanza quella manovra che prevede di sfruttare l'attrito dell'atmosfera di un pianeta per frenare una sonda, diminuirne la velocità e quindi abbassare la sua orbita. E' usata anche per frenare la corsa di un veicolo spaziale per inserirlo in orbita intorno ad un pianeta risparmiando sul propellente. In questo caso la parte dell'orbita più vicina alla superficie del pianeta si abbasserà all'interno dell'atmosfera e durante il periodo in cui Venus Express si troverà "a bassa quota" verranno effettuate varie misurazioni scientifiche sull'atmosfera di Venere e verranno inoltre collezionati dati su come il veicolo stesso ed i suoi componenti risponderanno in tale ambiente molto ostile.
Se tutto andrà come previsto, se la sonda sopravvivrà e se avrà ancora del propellente dopo l'11 Luglio, la sua orbita verrà nuovamente innalzata fino a 450 km, e Venus Express potrà continuare con una limitata serie di osservazioni.
Ad ogni modo la previsione è che per la fine dell'anno la sonda terminerà tutto il propellente eventualmente rimasto e ciò la farà inesorabilmente e definitivamente entrare sempre più all'interno dell'atmosfera di Venere per poi precipitare.

Congresso GEOS

Anche quest’anno ai primi di Maggio si è tenuto come di consueto l’annuale congresso del GEOS (Groupe Européen d’Observation Stellaire), che quest’anno ha avuto luogo all’Osservatorio di Cà del Monte in provincia di Pavia. Molte le relazioni, ma in particolare le più interessanti sono state due:
la prima inerente ai lavori di osservazione condotti al Calina, presentata da chi scrive, ha illustrato la grande messe di nuove stelle variabili scoperte quest’anno al Calina e all’osservatorio privato di Marco Nobile a Savosa, e la seconda presentata da J.F. Le Borgne,  riguardante lo studio fatto sulla variabile RR Lyr, in cui Le Borgne ha presentato un lavoro riassuntivo in cui sono state utilizzate tutte le osservazioni fatte sulla capostipite di questa classe di variabili, da quando è stata scoperta dalla signora Williamina Fleming (dapprima donna di servizio del Direttore dell’Osservatorio di Harvard Edward Pickering, e poi da lui stesso assunta come ricercatrice all’Osservatorio da lui diretto) , a oggi comprendendo le osservazioni condotte dal telescopio spaziale Kepler e quelle fatte da J.F. Le borgne con il suo VTT (Very Tiny Telescope).
Questo VTT, lo dice il suo nome, è un piccolo telescopio formato da una camera CCD su cui è stato montato un teleobbiettivo fotografico, è stato lui il vero protagonista del Congresso di quest’anno (vedi la foto di gruppo con il VTT in primo piano), grazie all’eccezionalità dei risultati ottenuti in questi anni proprio nella campagna osservativa condotta su RR Lyr; se infatti avete la pazienza di leggere l’articolo apparso sulle "Monthly Notice of the Royal Astronomical Society"  che descrive il lavoro di Le Borgne e dei suoi collaboratori, alla figura 4 vedrete come le osservazioni del piccolo VTT si sovrappongono perfettamente  a quelle del telescopio spaziale Kepler.
Da quest’anno entreranno in funzione due VTT anche a Carona, che si aggiungeranno a quello già operativo degli amici Cecki.


 
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