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Marzo - Aprile

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Curiosity

Dopo accurate analisi i tecnici della NASA hanno dato il via al passaggio attraverso una duna alta più di un metro chiamata     che sbarrava il passaggio verso un avvallamento chiamato " Moon Valley".
Dopo l’esperienza passata con Spirit  (che si è appunto piantato definitivamente dentro una duna di sabbia) non si volevano correre dei rischi, d’altra parte il passaggio si rendeva necessario sia per l’interesse geologico della zona posta alle spalle, sia per la superficie decisamente meno irregolare, che avrebbe sollecitato molto meno le ruote del rover, una delle quali risulta già danneggiata, bucata e piegata  da rocce taglienti
Il passaggio è avvenuto con successo e così Curiosity ha potuto analizzare gli strati di roccia affioranti che dimostrano come si siano formate per deposito in epoche differenti , nell’acqua.






Attività Geologica su Marte

Non è così vero che Marte sia un pianeta geologicamente morto. Lo dimostrano diverse immagini prodotte dalla sonda Mars Reconneissance  Orbiter, tra cui le due che pubblichiamo, in cui si vede come tra il Novembre 2010 (data in cui è stata effettuata la prima immagine)  il Marzo del 2013 (data in cui è stata realizzata la seconda immagine) si sia formato un profondo canalone. A differenza di ciò che avviene sulla Terra, qui l’evento non è stato provocato da un’erosione prodotta dall’acqua, ma dal deposito , durante il periodo invernale, di grandi quantità di ghiaccio di anidride carbonica (ghiaccio secco) e dalla sua sublimazione, anche violenta, durante la stagione primaverile.


Missione congiunta ESA e Russa su Ganimede


Il governo russo ha appena allocato un fondo di 50 milioni di rubli (circa 1 milione di euro) per lo sviluppo di una proposta tecnica che mira a lanciare un proprio orbiter (con lander) robotico intorno (e sulla superficie) della luna più grande di Giove e del Sistema Solare: Ganimede. Lì ci arriverà insieme alla sonda europea JUICE nel 2030. L'orbiter sorvolerà da vicino le lune ghiacciate di Giove per poi andare ad orbitare intorno a Ganimede. Il lander dovrebbe atterrare poi in una delle zone scelte dalle foto in alta risoluzione della sonda europea. A questo si potrebbe aggiungere anche un lander russo.
Inizialmente la ESA doveva collaborare con la NASA per una missione chiamata EJSM (Europe Jupiter System Mission) che prevedeva un orbiter intorno ad Europa da parte della NASA ed uno in orbita intorno a Ganimede da parte dell'ESA.


Purtroppo dopo continui tagli al budget per l'esplorazione spaziale, la NASA si è ritirata dalla missione lasciando da sola l'ESA, che si è rivolta alla Russia per una futura collaborazione (stessa sorte toccata ad un altro programma abbandonato dalla NASA: ExoMars).
La missione JUICE potrà avvalersi di un razzo russo per il lancio e la collaborazione si estenderà anche nella costruzione di alcuni strumenti scientifici. A questLa Russia è molto motivata ad invertire il trend recente di fallimenti in campo di esplorazione spaziale per rimanere altamente competitiva nello scenario internazionale. Perciò è molto interessata e spinge su queste due missioni europee, approfittando del passo indietro della NASA. Dal punto di vista scientifico ci sarà un grande guadagno perché Ganimede è davvero una luna unica! Non solo è la più grande del sistema solare con un diametro addirittura più grande di quello di Mercurio dell'8% (seppur con una massa del 45% di quella del pianeta). Anche la sua composizione è interessante: principalmente è composta da roccia e ghiaccio d'acqua e contiene un oceano liquido salato a circa 200 km sotto la crosta, schiacciato tra due strati di ghiaccio.

La magnetosfera probabilmente indica la presenza di un nucle o ferroso liquido. La missione proposta dal team russo si chiama Laplas-P e prevede ben 2 navicelle lanciate da due diversi vettori pesanti. Il viaggio fino a Giove impiegherebbe da 7 a 9 anni ed il governo ha incentivato la proposta per avere un progetto concreto entro la fine del 2015. La navicella Laplas-P1, dal peso di 4.000 kg, avrà un modulo orbitale ed un sistema di propulsione avanzato, mentre la navicella Laplas-P2, dal peso di 950 kg circa, si baserà su un sistema di propulsione ed un lander robotico. In seguito all'inserimento di Laplas-P1 in orbita intorno a Ganimede il lander verrà rilasciato sulla superficie dove porterà 50 kg di strumenti scientifici per una vita operativa da 11 a 13 anni!  Se la proposta sarà concretizzata entro l'arco temporale previsto, con scadenza nel quarto trimestre del 2015, è probabile che lo sviluppo degli strumenti inizi nei due anni successivi e forse vedremo la struttura di base ed i test ufficiali intorno al 2017/2018 (nel frattempo la Russia lavora con l'ESA anche al lander per la missione ExoMars). Il lancio è previsto per il 2023 con un arrivo intorno a Ganimede nel 2030.  

Vettori Angara


Dopo un lungo e travagliato sviluppo, si avvicina finalmente la data di lancio del nuovo razzo russo Angara, annunciato nel 2008 e promesso per il periodo 2010/2011, ma rimandato a causa di alcuni problemi tecnici. La Russia è famosa per la grande affidabilità della sua storica famiglia di lanciatori Soyuz, ma l'intenzione è quella di competere maggiormente sulla scena internazionale grazie ad una nuova famiglia di razzi, che possano anche risolvere i problemi tecnici riscontrati negli ultimi anni con alcuni lanci falliti.

L'idea originale di questo progetto ha radici lontane e risale almeno al 1995, quando il governo russo parlò per la prima volta dell'intenzione di dar vita ad una nuova famiglia di razzi, dopo i Soyuz. Purtroppo, lo sviluppo di questi missili è stato costellato di molti problemi e rimandi, e molti temevano che il progetto fosse stato accantonato. La fiamma è stata riaccesa dall'annuncio del 2008, ma restava forte lo scetticismo per i problemi riscontrati subito dopo. Ora però, il Centro Statale di Ricerca e Produzione Spaziale Krunichev (in cooperazione con il Salyut Design Bureau), sembra aver placato i dubbi, annunciando che i primi test sono già stati effettuati con successo, ed il razzo sarebbe pronto per un lancio di prova già entro quest'anno. Questa voce è stata confermata poi anche da Dimitri Rogozine, vice-primo ministro russo. Per quanto riguarda la propulsione, gli Angara faranno affidamento su un sistema di combustione a ossigeno liquido e cherosene, in maniera simile ai razzi Falcon 9, della SpaceX. Una nota interessante è il fatto che nello  sviluppo dei sistemi di propulsione e dell'ingegneria del razzo, gli ingegneri abbiano posto molta attenzione per renderli utilizzabili anche per lanci umani. Probabilmente l'idea è di inaugurarli al cosmodromo di Plesetsk, anche in seguito all'abbandono della storica base di Baikonur, in Kazakistan, da dove la Russia lancia i suoi razzi dai tempi di Gagarin, nel '61. Il cosmodromo di Plesetsk si trova a circa 800 km a nord di Mosca ed è anch'esso uno dei storici siti di lancio russi, operativo dal 1959. Tuttavia, l'obbiettivo finale è quello di usarli dal cosmodromo di Vostochny, attualmente in costruzione nell'Amur (da completare entro il 2018), una zona molto più bassa come latitudine, per sfruttare così la partenza vicina all'equatore terrestre, come l'ESA fa ora con la base nella Guiana Francese, in Sud America.

  Il razzo Naro-1, della Corea del Sud si basa su uno degli stadi dell'Angara, ed un motore RD-151. Il veicolo funziona bene e ha già inaugurato con successo molte delle tecnologie di base che faranno parte degli Angara veri e propri. Infine, insieme ad NPO Moliya, Kurnichev sta anche lavorando ad un razzo basato sugli Angara che possa essere riutilizzabile e ritorni sulla rampa di lancio, grazie a retrorazzi e ad un'ala. L'idea è simile a quello che ha tentato la SpaceX con il programma Grasshopper.

Asteroide in frantumi


L’ Hubble Space Telescope ha fotografato la drammatica morte di un asteroide finito in frantumi nell'arco di pochi mesi. Anche se avevamo già visto fenomeni simili nel caso dei nuclei di comete, questa è la prima volta che succede con un asteroide nella Fascia degli Asteroidi. "Questa è una roccia e vederla finire a pezzi sotto i nostri occhi è molto affascinante" ha spiegato David Jewitt, dell'UCLA, che ha condotto le investigazioni sulle osservazioni fatte da Hubble.  L'asteroide, chiamato P/2013 R3, fu notato la prima volta il 15 Settembre 2013 dagli osservatori Catalina e Pan-STARRS. Ulteriori osservazioni dettagliate furono poi fatte con il Telescopio Keck, il 1 Ottobre. Le immagini avevano svelato la presenza di 3 corpi che si muovevano all'interno di una nube di polvere grande quasi quanto il diametro della Terra!

"Il Keck ci ha mostrato che questo oggetto era qualcosa a cui valeva la pena di guardare con Hubble" ha spiegato Jewitt. Con la sua risoluzione superiore, Hubble ha subito mostrato la presenza di almeno 10 diversi oggetti, ognuno con una sua coda a cometa. I quattro frammenti più grandi avevano un raggio fino a 200 metri circa. Tra di loro si stavano allontanando a circa 1.5 km/h (molto lentamente quindi). L'asteroide da cui hanno origine i pezzi è andato in frantumi appena l'anno scorso, ma quello che ha lasciato perplessi gli scienziati è che nuovi pezzi sembrano ancora emergere. "Questa è una cosa molto bizzarra da osservare. Non abbiamo mai visto qualcosa di simile prima", ha spiegato la co-autrice Jessica Agarwal, del Max Planck Institute in Germania. "La frantumazione potrebbe avere diverse cause, ma le osservazioni di Hubble sono abbastanza dettagliate da permetterci di essere precisi e capire esattamente i processi responsabili."   La scoperta successiva di altri frammenti rende improbabile l'ipotesi che l'asteroide si stia disintegrando per via di una passata collisione con un altro asteroide. Un simile scontro creerebbe un'istantanea e violenta comparsa di frammenti, diversamente da quanto osserviamo. Inoltre, i detriti dovrebbero viaggiare a velocità molto più alte in seguito ad un simile scontro.
Un'altra ipotesi da scartare è quella della pressione interna di ghiacci che si stanno riscaldando e vaporizzando. L'oggetto è troppo freddo perché i ghiacci possano sublimare in maniera significativa, e l'asteroide ha probabilmente mantenuto una distanza di circa 480 milioni di km dal Sole per tutta la storia del Sistema Solare.

Questo lascia una sola opzione credibile: si sta disintegrando per via dell'effetto della pressione della luce solare, che fa sì che la rotazione dell'asteroide aumenti nel tempo. Questo effetto è conosciuto come "Effetto YORP", ed è conosciuto a livello teorico da diversi anni, ma nulla di simile era mai stato osservato direttamente. La pressione porta lentamente ad un aumento della forza centrifuga che frantuma lentamente l'asteroide.  Ovviamente perché una forza simile possa frantumare un'asteroide, serve che questo abbia una struttura interna molto debole e fratturata. Probabilmente P/2013 R3 era un ammasso di detriti e spazi vuoti ed è bastato l'effetto YORP per distruggerlo. "Questo è il caso più recente di una serie di strani avvistamenti di asteroidi simili.

 
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