Sardegna, SRT - Astrocalina

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Sardinia Radio Telescope - 28 febbraio/2 marzo 2014

Per me era la prima volta in Sardegna e la cosa che mi ha stupito di più è stata la vegetazione. Ho sempre pensato a quest’isola come a una terra arida, brulla e assolata invece ho trovato tantissime sfumature di verde alternate al giallo dorato delle spiagge, al rosso ruggine della terra, al bianco screziato delle falesie o dei faraglioni e al grigio plumbeo del cielo e del mare.
Insomma, la Sardegna che non mi aspettavo.
Il primo impatto con la “sarditudine”, dopo check-in, bagagli, autonoleggio, cartine e cartelli stradali divelti, è stato a Sant’Andrea Frius, una trentina di chilometri a Nord di Cagliari. In un ristorante su un viale privo di alberi abbiamo raggiunto alcuni di noi che – fortunati – si trovavano in Sardegna già da qualche giorno.
Un pranzo ottimo e decisamente abbondante. D’accordo: eravamo affamati ed emozionati, ma io a tavola ho difficilmente visto espressioni così beate.


Ma noi siamo un gruppo di astrofili e non siamo partiti alla ricerca di paesaggi e abbuffate (anche se non è che ci facciano proprio ribrezzo). Siamo volati verso Cagliari per vedere 3000 tonnellate di metallo: il Sardinia Radio Telescope.
Lasciato Sant’Andrea Frius abbiamo percorso una decina di chilometri in direzione Est, attraversando una zona collinare e deserta molto suggestiva.
Ed ecco! Eccolo lì!
L’SRT.
Visibilissimo fin dalla strada provinciale, candido, spiccare ancora di più contro i colori cupi delle colline circostanti.


La visita è cominciata in una tensostruttura, con una bella spiegazione con cadenza franco-sarda, durante la quale sono stati snocciolati tutti i dati tecnici che avevamo già potuto leggere e apprendere in Internet. Oltre a questo abbiamo scoperto che per la costruzione del radiotelescopio è stata necessaria una speciale gru olandese, che è stata appositamente costruita e trasportata grazie a un centinaio di camion, che la parabola di 64 metri di diametro è stata costruita a terra e poi posizionata e fissata con precisione millimetrica sull’alidada (la “montatura”). Ci è stato spiegato che è stata scelta la Sardegna per la totale assenza di attività sismica, per la sua posizione che permette di fare interferometria con Noto (Sicilia) e Medicina (Emilia), ma anche con altri strumenti europei ed extraeuropei. In particolare la località Pranu Sanguni è stata scelta perché offre una zona pianeggiante all’interno di un catino naturale di colline che protegge l’SRT dall’inquinamento elettromagnetico.
L’SRT avrà applicazioni in ambito geodinamico, radioastronomico e aerospaziale, infatti tra i suoi compiti ci sarà anche quello di seguire i debolissimi segnali delle sonde spaziali.

Guarda i video

http://youtu.be/MdTKvsuYfPU

http://youtu.be/as2Vtzhhm7A

E finalmente siamo usciti al suo cospetto.
Il “ragazzo” è talmente grande che davvero si fatica a rendersi conto delle sue reali dimensioni, anche quando si è a poche decine di metri di distanza. È vero, si sa che è alto circa 70 metri, ma cosa significa esattamente? Per farsene un’idea è sufficiente pensare che è alto come un palazzo di 20 piani.
A questo proposito è curioso il fatto che in tutte le foto e in tutti i filmati che si trovano in rete, vicino alla base, che già da sola misura 40 metri di diametro, sia parcheggiato un container rosso. Secondo me viene lasciato lì intenzionalmente, proprio per dare un termine di paragone.
Quando siamo arrivati noi, a causa della pioggia, l’SRT non stava lavorando: era parcheggiato con il riflettore secondario perfettamente verticale sul primario. Il cielo coperto per un radiotelescopio non costituisce un problema, ma la pioggia si perché le gocce d’acqua hanno un diametro molto vicino alla lunghezza d’onda nella quale opera, rendendo impossibile qualsiasi osservazione. Disdetta? No: colpo di fortuna. Infatti abbiamo potuto chiedere se, per favore, era possibile vederlo in movimento. Credo che nessuno ci contasse realmente, perché quando ha cominciato a ronzare e a muoversi con una leggerezza commovente tutti siamo ammutoliti. Toglie veramente il fiato.

Cominciava a imbrunire quando siamo risaliti in macchina e l’ultima fotografia fatta rivela già il luccichio delle luci che disegnano il profilo del quadripode che sostiene il riflettore secondario.
Il viaggio verso l’agriturismo è stato per molti versi avventuroso.
La pioggerellina del pomeriggio a tratti diventava un temporale con vento forte, i centri abitati erano pochi e le strade poco o punto illuminate.
Di usare il navigatore montato su alcune delle auto della nostra carovana non se ne parlava nemmeno: “Il navigatore io l’ho nel cervello!” sosteneva il Maestro…e in mancanza delle stelle, ci sono sempre le cartine…
A onor del vero si deve ammettere che non abbiamo fatto errori di percorso, anche se a un certo punto abbiamo perso un equipaggio.
Diversi “punto-auto” dopo siamo arrivati al sospirato “bivio per Buggerru”, dove era l’appuntamento con i dispersi e con uno dei proprietari dell’agriturismo.
Dopo esserci riconfortati nello spirito e nel corpo con una tazza di tè davanti al camino, abbiamo affrontato la serata che ha compreso un’altra ottima e abbondante razione di prelibatezze sarde ed è continuata con chiacchiere rese fluide dalle bottiglie di mirto lasciate sul tavolo.


La mattina dopo colazione, delusi da quanto poco (secondo loro) mangiassimo, Massimo e Francesco, i due meravigliosi proprietari, tra il risentito e il minaccioso, ci hanno apostrofato: “Però stasera lo mangiate, il porceddu!!”. Certo che lo mangiamo!
Veramente ci sembrava di esserci impegnati parecchio anche la sera prima…
Per la giornata, il programma prevedeva un giro turistico nei dintorni: Fluminimaggiore,Portixeddu...

... Capo Pecora ...


Guarda i video

http://youtu.be/jH99t-s5Zag


http://youtu.be/KYE0GSABKqo


... Buggerru, Planu Sartu ...

... Cala Domestica ...

... Nebida...

Il nostro cicerone era Lino, la guida migliore del mondo: preparatissimo in storia locale, archeologia industriale, mineralogia, botanica, geologia, zoologia, culinaria, meteorologia… Ma soprattutto bravissimo nel fondere tutto quanto in modo interessante e accattivante. La frase che abbiamo pronunciato più spesso è stata: "Ma quante cose sa?!?"
Abbiamo visitato spiagge e scogliere, villaggi minerari abbandonati e miniere di zinco a cielo aperto, promontorî e calette…e, naturalmente, un ottimo ristorante.
A tratti alcuni di noi hanno rischiato la vita a causa dello stile di guida che definirei…onirico…di uno di noi. In realtà abbiamo percorso chilometri, chilometri e chilometri senza incontrare nessun essere che non avesse le pupille rettangolari (ehm…capre, non alieni!) dunque il pericolo di incidente era relativo, ma le scarpate non avevano nulla di relativo!

Con la sera siamo rientrati all’agriturismo: il porceddu era quasi pronto.
Davvero, ce l’abbiamo messa tutta, ma non siamo riusciti a finirlo. Alcuni di noi si sono sacrificati e si sono serviti per due, tre, addirittura quattro volte, ma a nulla è valso. I nostri due anfitrioni, mossi a pietà, hanno ricompensato i nostri sforzi con vassoi di dolcetti sardi e mirto a volontà per facilitare la chiacchiera e il riso.
Dopo un tempo imprecisato, da almeno 36 ore nessuno guardava più l’orologio, abbiamo stimato che fosse ora di dormire e ci siamo congedati da Lino.
Nel frattempo si era rasserenato, il cielo era trasparente e scurissimo e non c’era una luce nel raggio di chilometri. Peccato non avere un telescopio, sarebbe stato un ottimo luogo per osservare.


Il mattino dopo non ci restava che fare colazione, fare una puntatina veloce a Buggerru per acquistare i mitici dolcetti sardi e incamminarci verso l’aeroporto. L’ultimo lusso che ci siamo concessi è stato quello di non prendere la strada più veloce, ma quella panoramica che costeggia il mare.

Anna Cairati , segretaria Associazione Astrocalina




Tutte le foto.

 
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